Maestre di prima nomina (Anno di Prova)

23 11 2007

Trovata su internet e dedicata a Silvia… e a tutte le sue colleghe…

Lettera aperta a una maestra
Scritto da Arturo Ghinelli e rivolto alle colleghe di prima nomina

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Cara maestra, ti scrivo perché sei di prima nomina, cioè per la prima volta avrai la responsabilità di una classe/sezione per un anno intero, e perciò volevo congratularmi con te e dirti alcune parole di incoraggiamento e di augurio, che fanno sempre bene.
E’ vero che hai già lavorato altri anni nella scuola, facendo supplenza ora in una classe, ora in un’altra. Per questo non ti invidio di certo, anche se faccio fatica a rendermi conto di cosa voglia dire, visto che, per fortuna ai miei tempi (1969) i concorsi venivano banditi regolarmente ogni due anni e così sono entrato subito di ruolo, senza fare neanche un giorno di supplenza, a soli diciannove anni.
Quest’anno però avrai una classe/sezione sola di cui occuparti, il che ti darà più tranquillità, ma anche maggiori responsabilità, che tuttavia potrai condividere con le tue colleghe. Per fortuna insegnare non è più un rito che si svolga nel nascondimento, come ebbe ad indicarci, a noi insegnanti di prima nomina, l’ispettore scolastico al termine del corso di formazione dell’anno di prova.
Diventare insegnanti in un anno come questo, in cui tutti parlano male della scuola e di chi ci lavora, non è certo incoraggiante. Dall’economista, al giudice per finire alla più vasta gamma dei giornalisti nei diversi mezzi di informazione, tutti hanno qualcosa da rimproverarci.
E’ vero le parole fanno più paura dei fatti.
Tieni presente però che viviamo nella società della conoscenza e che perciò c’è un grande bisogno di sapere e di chi, come noi, è specificamente preparato per rispondere a questo bisogno. E’vero che l’ignoranza è aumentata o almeno è sicuramente vero che il sistema scolastico non crea uguaglianza, anzi produce disuguaglianza culturale. Si allarga sempre più la forbice tra chi riesce a discettare sui massimi sistemi e chi non sa nemmeno leggere e scrivere, o perlomeno non sa farlo con quella padronanza che richiede ormai la semplice vita quotidiana del XXI secolo.
E proprio qui sta il nucleo del nostro lavoro, Consapevole di questa importanza devi assolutamente caricarti di entusiasmo, che ti aiuterà a superare le inevitabili difficoltà iniziali.
Non ti nascondo che potrà capitarti di incontrare: genitori arroganti che ti tratteranno come una commessa del supermercato, dirigenti supponenti ed incapaci di mettere in risalto le migliori qualità umane e professionali dei loro docenti e perfino bambini maleducati e insolenti. Ma devi ricordarti che l’ignoranza è aumentata e che proprio questo tipo di persone rendono indispensabile il nostro mestiere. Ti assicuro il nostro è davvero un mestiere importante e bellissimo. Per me è il più bel lavoro del mondo. Certo per farlo occorre munirsi di tanta pazienza e non solo coi bambini. Non fare come me che coi bambini, a detta di molti, sono paziente, ma con gli adulti, dirigenti o genitori che siano, è risaputo, perdo facilmente la pazienza. Non serve a niente. Anche con gli adulti bisogna riuscire ad avere la stessa serenità che dobbiamo avere coi ragazzi, in fondo anche con loro stiamo facendo il nostro mestiere.
Ti assicuro che sempre più spesso negli ultimi anni ci sono stati genitori che mi hanno chiesto consigli sull’educazione dei propri figli. Solo riconquistando la fiducia della gente, aumenterà il prestigio del nostro mestiere. Certo bisogna dimostrare di essere dei professionisti seri e per questo bisogna studiare, riflettere sulle proprie esperienze confrontandole con quelle dei colleghi e soprattutto essere curiosi delle novità scientifiche e culturali, per non correre il rischio di andare, anche noi, ad ingrossare le schiere degli ignoranti.
Solo così ti potrà capitare di trovare un grande filosofo, Marc Augè, che usa queste parole: ”Il mio sogno è realizzare un’utopia dell’educazione progressista e progressiva e che abbia per oggetto lo sviluppo dell’individuo. L’utopia da realizzare è l’utopia di una educazione per tutti tanto necessaria alla scienza quanto alla società. Dunque ai professionisti della ricerca e dell’insegnamento va ricordato che il progresso scientifico dipende in larga parte dalla rivoluzione sociale dei loro settori”.
Un grande della cultura contemporanea che dà un valore fondamentale al nostro mestiere a patto naturalmente che dimostriamo di esserne all’altezza.
Buon anno scolastico e buon lavoro a te e alle tue colleghe.

N.B. Domenica 16 settembre 2007 alle ore 10 Marc Augè sarà a Modena in Piazza Grande a parlare di “Utopia dell’educazione”nell’ambito del Festival della Fiolosofia.

Spero possa esserti utile… magari anche per la tesina che devi consegnare alla fine di quest’anno.





Risparmio energetico

22 11 2007

Ma pensa un po’. Il Monte Bianco è
cresciuto di due metri. Beato lui. Escludendo che sia un fatto
ormonale, se no gli spuntavano anche le tette, come la mettiamo? Dicono
che sia un accumulo di ghiaccio. Ma il pianeta non si stava
surriscaldando? Qui non si capisce più niente. Neanche sulla
temperatura della Terra riescono a mettersi d’accordo. Però continuano
a trifolarci l’anima con ’sta storia del risparmio dell’energia. Noi
facciamo di tutto. Chiudiamo i rubinetti quando ci laviamo i denti e ci
facciamo venire la schiuma alla bocca come i dobermann, le lavatrici le
facciamo di notte come i carbonari, mettiamo le lampadine a basso
consumo che quando le accendi per un quarto d’ora ti sembra di stare in
una stalla, e chiudiamo il frigo quando ancora abbiamo mezza mano
dentro a costo di tranciarcela via per non lasciare il frigo aperto.
Però qualcuno mi deve spiegare, mi deve dare un motivo uno del perché,
nelle città si lasciano interi grattacieli di uffici tutti accesi per
tutta la notte e nessuno dice nulla. Non c’è uno che fa un plissè.
Torrioni accesi a giorno. Luminarie da casinò di Las Vegas. Con un
computer ad ogni scrivania acceso pure quello. Ma che ci vuole a
obbligare gli uffici a spegnere le luci? E già che ci siamo, a
installare le lampadine a basso consumo? Ci avete fatto venire due
lampadari di Murano così, con le «basso consumo » e poi? No, perché io
posso anche leggere a letto solo alla luce del lampione di sotto per
risparmiare energia, ma se poi mi sta completamente acceso il
grattacielo di fronte mi sento lievemente presa per il culo. E i
frigoriferi dei supermercati? Ne vogliamo parlare? Che fa un freddo che
neanche in Alaska? Che se tu passi per il corridoio degli yogurt ti
devi mettere il passamontagna e le moffole e arrivi alla cassa coi
baffi pieni di brina? Non è spreco di energia anche quello? E’ il caso
di tenere le mozzarelle alla temperatura degli igloo? Mi chiedo. Che se
compri un etto di burro poi per cucinare devi stirarlo altrimenti ti
tocca tagliarlo con la motosega? Ci sono frigoriferi a banco lunghi
sessanta metri. All’altezza dei salami ti comincia a colare il naso, ai
latticini hai la punta delle dita blu, davanti alla pasta per le pizze
cominci ad avere la broncopleurite, quando arrivi al latte fresco e
yogurt hai tutti i sintomi del congelamento e ti butti sul girarrosto
coi polli che sfrigolano perché ti sembra di entrare in una baita al
caldo. Ma mettete una porta a ’sti frigo. Che consumano un lago
artificiale di corrente al giorno. E i led luminosi che noi dobbiamo
spegnere pena la distruzione del pianeta? Quegli occhietti rossi che ci
guardano dalla sala? Noi li spegniamo, sì sì. Poi andiamo al super e ci
sono 42 televisioni accese che trasmettono tutte lo stesso programma.
Questi non sono sprechi di energia, cari politici miei? I casi sono
due. O cercate di risolvere in qualche modo la questione o se no dite:
il risparmio energetico era una delle solite nostre cazzate, fate pure
quel che volete, usate il laser per tagliare il salmone e lavatevi i
denti nella vasca da bagno! Luciana Littizzetto